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“Sharing Is Caring”

La rivoluzione del Web 2.0 ha cambiato completamente il nostro modo di interagire con gli altri e di comunicare. Non solo i social network, ma anche una serie illimitata di applicazioni, hanno radicalmente modificato tanti aspetti del nostro quotidiano. Cosa succede quando un mezzo rivoluzionario come il Web 2.0 si combina con teorie vecchie ma potenzialmente innovative? Come può la tecnologia degli ultimi anni realizzare le ipotesi di alcuni economisti di inizio ‘900? Ebbene l’avvento di Internet e del Web 2.0 è stato fondamentale per la diffusione della sharing economy, l’antico “consumo collaborativo” teorizzato nella prima metà del secolo scorso, ma realmente applicato solo negli ultimi anni. La sharing economy si basa sul semplice principio del condividere ciò che si possiede e non viene utilizzato, nella ferma convinzione di evitare gli sprechi.

sharing economy

Negli ultimi anni in Italia e nel mondo, tante sono state le applicazioni nate sul modello dello sharing, in particolare quelle relative agli spostamenti. BlaBlaCar, Scooterino (neonata startup made in Rome), Uber, Enjoy e Car2Go hanno completamente rivoluzionato il modo stesso in cui concepiamo lo spostamento e la normalità con cui si condivide un posto in macchina o sullo scooter ha mostrato a tutto il mondo il potenziale della sharing economy. L’utente medio di alcuni servizi è mosso infatti da due principi fondamentali: la convenienza e il risparmio, uniti alla possibilità di inquinare di meno.

La prima grande rivoluzione in questo ambito viene dalla francese BlaBlaCar, nata in Francia nel 2006, il primo vero esperimento di sharing economy nell’ambito degli spostamenti. Il vecchio nome dell’applicazione era covoiturage.fr che nel 2012 diventò BlaBlaCar inglobando nel suo network postoinauto.it, la versione italiana di viaggi condivisi nata nel 2010. BlaBlaCar ha raggiunto ormai più di 20 milioni di utenti iscritti, 19 paesi, più di 3 miliardi di km condivisi, circa 700.00 tonnellate di CO2 risparmiate, oltre €216 milioni risparmiati dai conducenti.

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Completamente italiana invece è Scooterino, lo sharing per due ruote ideato da Oliver Page, giovanissimo 22enne nato in Italia ma cresciuto negli USA. Oliver ha raccontato di aver avuto l’idea durante un’estenuante attesa di un autobus durante un pomeriggio romano: perché non condividere lo spazio dello scooter in una città dove è possibile muoversi solo con un due ruote? Ed ecco che nella primavera del 2015 Scooterino è stato lanciato a Roma, dove chi offre un passaggio fornisce anche il casco: un boom immediato che ha portato già all’iscrizione di 951 scooteristi.

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Enjoy e Car2Go sono invece ormai un successo consolidato da un paio di anni nelle maggiori città italiane, soprattutto a Roma e Milano, dove il car sharing sta spopolando. I prezzi ridotti rispetto al taxi, la facilità con cui le vetture possono essere trovate con una semplice app sul cellulare, la possibilità di muoversi dentro le ZTL e di parcheggiare la macchina su strisce bianche e blu hanno contribuito alla diffusione del servizio e alla soddisfazione degli utenti. Car2Go, attualmente presente con le sue smart in 36 città europee è nata nel 2008 in via di sperimentazione ad Ulma, città tedesca di circa 120 mila abitanti, ma ha presto conquistato i maggiori centri della Germania. Enjoy invece è la versione italiana del gruppo Eni di car sharing; dopo il debutto con le sue 500 rosse a Milano nel 2013, è attualmente presente a Roma, Firenze e Torino. E, notizia dell’ultima ora: oggi Enjoy ha debuttato a Milano con il servizio di scooter sharing, mettendo su piazza una flotta di MP3 Enjoy, lo scooter a tre ruote di Piaggio.

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Caso particolare quello di Uber, perché in Italia è stata dichiarata una vera e propria guerra al servizio di conducenti. In particolare le istanze dei tassisti hanno recentemente trovato appoggio anche nelle aule dei tribunali nel caso del ricorso contro UberPop. Questa è la versione low cost e sharing del servizio: qualsiasi patentato può iscriversi e diventare driver portando con sé un altro passeggero. UberPop è la “variante cittadina” di BlaBlaCar, ma in Italia il servizio è stato bloccato dopo la sentenza del Tribunale di Milano che ha visto nel servizio dell’azienda di San Francisco concorrenza sleale nei confronti dei tassisti e possibilità di lucrare sugli spostamenti. La sentenza dello scorso 15 maggio infatti non ha riconosciuto a UberPop il principio di condivisione degli spazi e di risparmio degli sprechi, che invece possiede indubbiamente BlaBlaCar. Secondo i giudici, infatti, il conducente della macchina UberPop prende l’automobile solo in seguito ad una richiesta di qualche utente, venendo meno al principio di riduzione dell’inquinamento, fondamentale nella sharing economy.

Che ci siano controversie o meno, il Web 2.0 e il principio secondo il quale “ogni bene non utilizzato è sprecato” hanno rivoluzionato il nostro modo di muoverci. La tecnologia portatile tramite smartphone e la sharing economy applicata a macchine e scooter danno la possibilità di pensare in ottica diversa gli spostamenti: un modo agile ed economico per andare da un posto all’altro in un mondo sempre più piccolo grazie al web.

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