innovazione e startup

Università verso l’innovazione: un cambiamento possibile?

Marco Landi, 73 anni e senese di nascita, è stato per molti anni un importante manager in casa Apple durante il lungo periodo di crisi dell’azienda. Landi ha però contribuito al duro lavoro che ha riportato al successo la mela più famosa al mondo e ha partecipato a quel rinnovamento radicale che ha stupito e annientato la concorrenza. Chi meglio di lui è in grado di capire bene quando il rischio è foriero di successo? Per questa ragione l’ex manager Apple ha recentemente dichiarato al blog di Startupitalia di aver deciso di investire molto sulle neonate startup del nostro paese, per lui 

Eppure l’intervista ha in sé una riflessione abbastanza disillusa sull’Italia e sul suo approccio aziendale: “Qui c’è ancora molto da fare per quanto riguarda la cultura d’impresa. Bisogna cambiare mentalità. C’è un intero paese da cambiare. Sa che sono Senese. Ha presente cosa si dice dei senesi? Che i senesi si dividono in tre categorie. Quelli che hanno lavorato per il Monte dei Paschi, quelli che lavorano per il Monte dei Paschi, e quelli che vogliono lavorare per il Monte dei Paschi. È lo specchio dell’Italia. E deve cambiare subito. Ora.”

L’intervista a Marco Landi non aggiunge nulla di nuovo al quadro italiano: è il solito vecchio paese pieno di potenziale ma con poca capacità di rischiare ed investire. Un’Italia che ama crogiolarsi nelle sue certezze, sfiduciata, la nazione del “chi te lo fa fare?”. Tuttavia sembrerebbe proprio che qualcosa stia cambiando. La generazione dei nuovi adulti si è trovata negli ultimi anni in una condizione particolare: da una parte un’economia in stallo, in crisi, dall’altra la nuova era digitale e la rivoluzione di tutti i paradigmi comunicativi esistenti. I nati tra gli anni ’80 e ’90 hanno dovuto per forza accettare la sfida di questi anni e rivoluzionare la propria visione aziendale. In Italia sono così nate numerose startup e diversi apparati che investono su di esse; un proliferare di acceleratori, incubatori e di venture capitalist che, non solo permettono alle startup di esistere e resistere, ma soprattutto rendono possibile un nuovo modo di fare impresa.

Modern business concept

A Roma, ad esempio, la grande storia del passato riesce ad andare di pari passo con l’innovazione: nella Silicon Valley capitolina di LUISS Enlabs, le numerose startup incubate dimostrano che il cambiamento è in atto e sarà irreversibile. Nonostante il fallimento sia sempre da tenere in considerazione, è nata una realtà che offre gli strumenti a chi decide di mettere in gioco la propria idea imprenditoriale. Del resto anche i recenti dati di InfoCamere sottolineano il processo in corso:

Sembrerebbe dunque che l’Italia sia riuscita a trovare il suo modo di stare al passo con i tempi e di cambiare la sua cultura di impresa per il piacere del sopracitato Marco Landi. L’esultanza purtroppo deve essere sempre frenata e ragionata perché l’attitudine italiana è ancora troppo conservatrice. I nostri giovani laureati hanno spesso alle spalle una lunga carriera scolastica ed universitaria che li presenta al mondo del lavoro non solo troppo grandi, ma anche privi di esperienza pratica. In Italia, infatti, sono molti i corsi di laurea a non avere un reale concretezza di insegnamenti, rendendo lo studente ricolmo di contenuti ma ancora inesperto nella pratica.

luiss 5

La vera sfida degli atenei nel futuro risiede nel giusto aggancio con il mondo del lavoro al fine di non rendere esagerato il gap tra la conclusione degli studi e il primo impiego. Le università italiane devono imparare a fornire i giusti supporti alle future carriere dei suoi studenti, come per esempio succede in LUISS Guido Carli che ha recentemente realizzato l’Adoption Lab, un programma che permette agli iscritti al primo anno di magistrale di essere “adottati” per un periodo da alcune aziende o studi partner. Un accompagnamento al lavoro che non risulta sempre ovvio e scontato in tutti gli atenei della penisola. Del resto la “filosofia LUISS” è ben evidente nel blog del suo direttore generale Giovanni Lo Storto, che centrando il problema scrive: “Il nostro ruolo di formatori ci impone di contribuire ad innescare questo circolo virtuoso e di migliorarci al punto di rappresentare dei veri poli di attrazione per i talenti stranieri. In particolare, attribuendo il giusto valore alle competenze e al merito, remunerando in modo adeguato il capitale umano. […] In LUISS abbiamo ben chiaro quanto sia importante a questo fine far incontrare le necessità,

Appare dunque prioritaria la modifica di alcuni schemi rigidi dell’accademia, soprattutto nei nuovi settori dell’economia e del digitale, al fine di rendere più pragmatico l’insegnamento in cattedra. Solo con uno svecchiamento alla base si potrà affrontare più serenamente la nuova cultura aziendale e saper rischiare con più serenità.

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