Startup rischio

Startup di successo: come ottennero i primi utenti?

Tanti sono stati i successi dell’era digitale, idee nate da menti lungimiranti che hanno saputo sfruttare l’avvento del web. Dai social network più famosi ai siti di sharing economy, numerose sono le realtà che ad oggi contano enormi guadagni e milioni di consumatori. Eppure tutte le grandi aziende del mondo digital sono state delle semplici startup, con fatturati minimi e grandi speranze nel proprio progetto. Ma come hanno acquisito i primi utenti le attuali grandi imprese del web? Dopo avervi raccontato che fine hanno fatto gli stagisti di startup di successo, vi racconteremo i primi passi di alcuni grandi big.

Tinder, la famosa app di appuntamenti online, fin dal primo momento ha saputo scommettere molto sul proprio prodotto. La tecnica affinata da Sean Rad, CEO e ideatore dell’applicazione, è basata tutto su un mix geniale di coerenza con il prodotto (una piattaforma per conoscere nuove persone) e necessità di reclutare utenti. E quale idea migliore se non quella di organizzare un mega party? Quando l’app nacque aveva iscritti sparpagliati un po’ ovunque, caratteristica che non avrebbe giovato gli incontri reali degli utenti: per questo i fondatori organizzarono nei pressi di alcuni college americani dei party esclusivi. Unica condizione per poter entrare? Avere l’app di Tinder sul proprio cellulare. Il successo fu assicurato e gli utenti americani crebbero vertiginosamente.

tinder

Airbnb invece ha deciso di puntare sulla vecchia tecnica dell’email marketing. Gli ideatori del sito di house sharing più famoso al mondo avevano premura di popolare il portale, per questa ragione andarono a pescare gli indirizzi di coloro che inserivano annunci di case vacanze sul portale americano Craigslist. A questo bacino di utenti potenziali fu inviato un messaggio di posta in cui un anonimo account gmail invitava l’inserzionista a provare Airbnb definito come “uno dei migliori siti di annunci per affitti vacanze”. Una tecnica semplice che sembrò funzionare! Airbnb riuscì a riempire così il suo portale con gli opportuni contenuti fino a diventare la solita realtà che è oggi. 

Un altro caso di successo è quello di Dropbox, che subì una grave crisi per carenza di utenti nel 2008. Durante quell’anno, infatti, il software non riusciva ad acquisire nuovi user, ragione che spinse il CEO Drew Houston a creare un video tutorial che spiegasse una volta per tutte il funzionamento. Dropbox non veniva così illustrato con le parole ma con le immagini, in maniera da risultare più incisivo. Houston, inoltre, realizzò un video mirato ad un determinato pubblico di riferimento: essendo membro di Digg, sapeva quali erano i toni da usare perché conosceva già i “tormentoni” del sito. Il risultato diede ragione al giovane imprenditore perché il video fu votato fino a diventare virale all’interno della community di Digg e portò a Dropbox ben 70 mila iscrizioni in un giorno.

Groupon è un l’ennesimo risultato di una scommessa azzeccata, un azzardo andato a buon fine. Quando il CEO Andrew Mason prese in affitto i locali del primo ufficio decise di lanciare la prima offerta: la pizza del ristorante al piano terra del palazzo a metà prezzo. Groupon ottenne così i primi 500 utenti. Mason, inoltre, era fermamente convinto che bisognava coinvolgere le piccole realtà che non avrebbero mai trovato un modo per promuovere le proprie offerte. Così prima della nascita del sito internet, Groupon fu un semplice blog WordPress dove il team inseriva le promozioni. Questa scelta, insieme alla decisione di puntare su prodotti inerenti la sfera sociale come ristoranti, bar o cinema, portò la startup ad un graduale successo. 

Insomma la storia di come alcune grandi aziende siano riuscite ad acquisire i primi user è legata esclusivamente a due fattori: azzardo e convinzione nel proprio prodotto.

A volte il rischio e la fiducia bastano ad assicurare il successo di una startup? Che ne pensate?

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