Post Truth

Il 2017 sarà l’anno della guerra alle “Fake News”?

In Italia buona parte dell’informazione passa per i Social Media, “strumenti” per definizione. Eppure c’è chi sta alzando la voce contro Facebook, Twitter e Instagram colpevoli di lasciar proliferare le “bufale” (o “Fake News”) senza intervenire.

Vediamo quali sono le questioni più importanti in gioco. 

La responsabilità personale

Enrico Mentana si è imposto come paladino della battaglia contro i “Webeti” (il copyright è suo) chiedendo la responsabilità di quello che si scrive. Ha proposto una sorta di “registrazione” personale al web, con nome e cognome reale: solo così, secondo il direttore di La7, si può essere liberi di navigare ed esprimersi senza imbattersi in haters senza freni (e logica). E’ persino arrivato a minacciare di denunciare Beppe Grillo. Trovate il post originale qui sotto.

 

 I media controllati da politica e interessi personali

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“Propongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali”. Queste le parole del fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo. La domanda sorge spontanea: come potrebbe un cittadino “scelto a sorte” essere in grado, a prescindere, di “determinare la veridicità di una notizia“? Il problema, attualmente, sembra essere l’esatto contrario: i cittadini, sui social, credono a tutto.

Le fonti

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Il punto è: come facciamo a sapere se quello che leggiamo è vero o totalmente inventato? Come controllare una notizia che puzza di Hoax? Cercare su Google è il modo più semplice, valutando attentamente la credibilità della fonte. Poi va considerata l’assenza o meno di una revisione editoriale. Ci sono infine siti specializzati come quello di Paolo Attivissimo, Bufale un tanto al chilo o  Bufale.net per togliersi ogni dubbio. E tanto, tanto buonsenso. Se una fonte è verificata e ufficiale (come il sito di Repubblica o Corriere)

 

La politica

Bufala sul premier Gentiloni

Bufala sul premier Gentiloni

Se Facebook non dovesse reagire alla segnalazione di una notizia falsa cancellandola entro 24 ore, rischierebbe 500mila euro di multa” ha detto il  capogruppo al Bundestag, Thomas Oppermann, in vista delle elezioni tedesche. Alcuni dicono che Trump abbia vinto grazie alle notizie false che giravano a suo favore (ricordate la bufala del Papa che lo appoggia?). Ci sono state poi tante polemiche sul Referendum italiano e su quello inglese.

La “Post Truth”

La “Post Verità” è “relativa a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti nel formare l’opinione pubblica del ricorso alle emozioni e alle credenze personali”. L’emozione vince sulla ragione. Non importa che Agnese Renzi abbia detto che votava sì al Referendum. Se l’utente medio italiano vede un’immagine della moglie dell’ex Presidente del Consiglio con la scritta “Mi dispiace per Matteo ma io voto No” lo condividerò, e così via, fino a farla diventare virale.

 

 

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